Home Serie CApprofondimenti Giocare o non giocare: i problemi e le incertezze

Sono mesi difficili per tutti quelli che stiamo vivendo: dapprima questo nuovo virus che abbiamo dovuto imparare a combattere, poi – ora che i contagi sembrano contenuti – c’è da fare i conti con le conseguenze che 3 mesi di chiusura quasi totale portano inevitabilmente in dote.

Mesi delicati dunque. Questi mesi hanno fatto si che tutto andasse in secondo piano, giustamente. Anche lo sport, anche il gioco più amato dagli italiani. Anche il calcio.

Il nostro Paese però, si sa, è unico nel suo genere per bagaglio culturale e paesaggistico, storia, accoglienza e…polemica. Si perché anche questa volta nonostante il periodo fosse delicatissimo, non si è perso tempo per polemizzare (spesso in maniera sterile) e mettere zizzania sul e nel mondo del calcio. Dagli opinionisti ai tifosi, dai dirigenti ai ministri: tutti hanno contribuito, a nostro avviso, a creare – relativamente a questo argomento –  solo confusione.

E mentre Belgio e Olanda hanno decretato lo stop definitivo, (così come la Francia dove non mancano le polemiche) la Germania è già ripartita, Spagna, Portogallo ed altre leghe europee hanno fissato le date in cui si ricomincerà, in Italia si discute ancora sull’opportunità di terminare o meno la stagione. A breve, finalmente, verrà presa una decisione definitiva che con relativa certezza sarà quella del “ritorno in campo”.

SICUREZZA ED INSICUREZZA – Dato per assodato che, calciatori ed arbitri dovranno scrupolosamente seguire il protocollo elaborato della commissione medico scientifica della Figc, composto da test, screening, allenamenti individuali ed ulteriori indicazioni, che dovrebbero quindi garantire la sicurezza di tutti; ci chiediamo se vale davvero la pena terminare la stagione? E se ci si dovesse fermare di nuovo?
Ancora, le società (soprattutto quelle di B e C) saranno in grado di affrontare i costi? Ed i calciatori in che stato psico-fisico saranno dopo 3 mesi?

Infine il quesito più grande: se spesso ci siamo ripetuti che il calcio è dei tifosi (ma è davvero così?), è giusto tornare a giocare con gli spalti vuoti?

Domande che ci siamo posti tutti ed alle quali, fortunatamente, ognuno ha dato una sua risposta. Ecco perché non vogliamo dare giudizi o condizionare il pensiero di alcuno, ma solo valutare.

PERCHE’ GIOCARE – Coloro i quali fanno parte del “partito del si”, sono innanzitutto presidenti e dirigenti che vorrebbero avere la possibilità di poter migliorare la classifica del proprio club e non vedersi magari “scippato” un traguardo per 2-3 punti. Concetto comprensibile ma forse anche criticabile dato che le posizioni finora raggiunte in classifica, sono state conquistate sul campo. Dunque, chi è causa del suo mal..pianga se stesso. Ma al di là delle opinioni dei diretti interessati crediamo che – se si dovesse decidere di tornare in campo – lo si farebbe per la regolarità del campionato stesso. E qui il lettore potrebbe obiettare che la stessa verrebbe meno se appunto si riprendesse a giocare dopo 3 mesi in quanto nulla sarebbe uguale.
Ma crediamo che, al contrario, troppi sarebbero i quesiti (e gli scontenti) se si decidesse di decretare lo stop definitivo. Se infatti potrebbe anche paventarsi l’idea di non assegnare lo scudetto, la presenza italiana nelle coppe europee dovrebbe essere garantita. Si ma come? Su quali basi? Ancora: ammesso e concesso che si bloccherebbero le retrocessioni, dalla serie cadetta dovrà pur essere promossa qualche squadra (quante: 1, 2 o 3?). Situazione simile e magari ancora più ingarbugliata in C. Dunque va da sé che si andrebbe incontro ad una estate di verdetti non verdetti con ricorsi e contro-ricorsi a cui tante, troppe volte abbiamo assistito nelle estati italiane del calcio.

Infine, se dovessimo rispondere alla domanda “perché giocare?”, bene, noi ci sentiremmo di rispondere che dopo mesi bui, pesanti, tristi, forse un po’ di leggerezza non farebbe male. Ed anche se dispiacerebbe vedere gli stadi vuoti, questo dato costituirebbe “il male minore” anche perché – fatta eccezione per alcune piazze – la presenza negli stadi (negli ultimi anni) non è certo a livello di altri campionati. Inutile prendersi in giro.

PERCHE’ NON GIOCARE – Se parecchi sono i motivi del sì, ancor di più appaiono quelli del no. Innanzitutto tra i sostenitori più accesi del “no” vi sono gli ultras o tifoserie organizzate di quasi tutta Europa ma comunque dell’intero stivale. E già: il tifoso appassionato, l’abbonato o anche solo l’occasionale, non riesce proprio ad immaginare una partita di calcio con gli spalti totalmente vuoti. D’altronde come dargli torto se spesso si è detto che questo sport è nulla senza supporters.

I COSTI – Altro fattore importante da valutare è quello dei costi relativo principalmente a compagini di B e C. Infatti tra il costo del protocollo relativo ai tamponi, la perdita degli introiti derivanti dalla mancata vendita dei biglietti gara, annullamento di contratti di sponsorizzazione; molti club non riuscirebbero a sostenere tutte le spese ed ecco perché – da un’assemblea di Lega B – era venuta fuori l’esigenza di chiedere un aiuto economico alla Figc.

I DIRETTI INTERESSATI – Ultimo ma non ultimo, il parere dei diretti interessati: i calciatori. Anche qui vi è una divisione quasi totale nella categoria tra i pro ed i contro alla ripresa. Crediamo non vi siano dubbi sul fatto che l’integrità fisica dei calciatori potrebbe venir intaccata dopo questo lungo stop, nonostante “il richiamo di preparazione” un po’ da tutti svolto in queste ultimissime settimane. Da considerare inoltre, le alte temperature alle quali si giocherebbe nonostante le gare sarebbero serali, e l’aspetto mentale con protagonisti in campo che magari hanno già staccato definitivamente la spina o firmato per un altro club e dunque poco (o nulla) motivati.

In conclusione i motivi di opportunità sul riprendere o meno, devono valutarsi anche alla luce di un ulteriore stop (per il quale sono stati studiati un piano B ed un piano C) che forse farebbe perdere di credibilità – se mai ce ne fosse bisogno –  a tutto il sistema. Certo è che non vorremmo essere nei panni di chi dovrà decidere ed avere questa che ci pare davvero una grossa responsabilità. Perché il cacio, come dice Arrigo Sacchi, è pur sempre la cosa più importante delle cose non importanti.

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